
Classe 1958, Michael Jackson, che il 29 agosto avrebbe compiuto 51 anni, è morto. Artisticamente lo era oramai da molti anni (l’ultimo singolo decente, “Black or white”, risale al 1991), ma questo se si vuole è anche abbastanza normale, considerato che ha cominciato a cantare e a ballare all’età di cinque anni e non si è più fermato. Se si vuole credere a quello che lui stesso ha scritto nell’autobiografia “Moonwalk”, il suo smisurato talento ballereccio-canterin-compositivo è stato anche la sua croce, facendone una vittima di pedofilia artistica sacrificata al Padre-Padrone Joseph, che per ogni stecca o passo di coreografia sbagliato gli faceva assaggiare la fibbia della cintura nei denti. Ma chi siamo noi per giudicare? Il suo pubblico. E quindi lo giudichiamo eccome, cercando di farlo se non altro con l’imparzialità, l’obbiettività e la serietà che non da oggi ci contraddistingue.
L’ipocrisia di chi, dinanzi alla morte, recita il rosario dell’”Era tanto una brava persona” non abita in questo luogo. Michael Jackson era veramente fuori di testa, ma ci ha lasciato una eredità fatta di canzoni meravigliose. E senza dover pagare tasse di successione. C’era una volta un bambino magrolino magrolino, con il nasino a patata, la pelle nera come il carbone e con un cestone di capelli afro che non passava dalle porte: si chiamava Michele. Un bel giorno il suo babbo… (continua QUA.)
I brani scelti per salutare Michele Giecsoni:
The Bar Kays - Soul Finger (sigla)
The Jacksons - Never Can Say Goodbye
Paolino Paperino Band - Maicol
Chris Cornell - Billie Jean
Michael Jackson - Will I Be There (frammento)
Albano e Romina Power - I Cigni di Balakà (frammento)
Squallor - USA for Italy
Alien Ant Farm - Smooth Criminal
Caetano Veloso - Black Or White / Americanos
Amy Winehouse & Charlotte Church - Beat It
The Jackson 5 - Dancing Machine
Weird Al Yankovich - Fat
Ian Brown - Thriller
Michael Jackson - Don't Stop 'Til You Get Enough













Berlusconi voleva arrivare a 43. Si è fermato a 35, che è sempre meglio di John Holmes. E dai, non ti avvilire, Silvio! Dall’altra parte hanno fatto a gara a disperdere voti o a mangiarseli a vicenda, Bossi e Di Pietro sghignazzano come jene e la sinistra estrema (ri)sprofonda nella Fossa delle Marianne dello sbarramento al 4%. Con la prospettiva di altri quattro anni di governo Berlusconi, che promettono di riservarci sorprese al confronto delle quali il Noemi-Gate e il pisello al vento del Primo Ministro Topolanek a Villa Certosa diventano storie da raccontare ai bambini delle materne, noi di Radio Piffero abbiamo voluto raccontarvi l’Election Day di Amministrative ed Europee del 6 e 7 giugno affondando lo stiletto del giornalista libero da vincoli editoriali sulla madre di tutte le consultazioni, sul Comune che da secoli è un fulgido esempio di servizio al cittadino e pragmatismo lombardo, di serietà profusa e di lungimiranza brianzola, di politiche sociali e spesa pubblica morigerata: Cernusco Sul Fagnusco. Al momento della messa in onda liste civiche, politiche e sulfamidiche si stavano ancora dando battaglia all’ultimo voto di lista, all’ultima preferenza, all’ultimo sbaffo di matita contestato o annullato, con i candidati paonazzi e madidi di sudore intenti nel climax scrutinatorio a mandarsi vieppiù a fare in culo (ma sempre dandosi del Lei). In questo bailamme si districano gabbanellamente i brutti ma buoni Sfatamiti e Andorra e la sempre più bona Klara Mine, con preziosi contributi in esterna dell’Esperto dei Flussi, del PNB4 a sovrintendere le operazioni di chiusura di seggio alle prese con un povero disgraziato e di quelle simpatiche
LE DIECI DOMANDE DI DON ZAUKER AL PREMIER: